Il Sud che riscopre le sue Origini

Il Sud che riscopre le sue Origini
"Ni son todos los que están, ni están todos los que son" Gli Ebrei del Sud Italia che riscoprono le loro tradizioni di Sefarditi

12 mag 2013

Shavuot 5773




Shavu'òt (in ebraico שבועות), ("sette settimane") è una delle tre feste bibliche di pellegrinaggio. Tra le maggiori festività ebraiche, è anche conosciuta come festa delle settimane. Gli ebrei di lingua greca diedero il nome di pentecoste (πεντηκόστη) poiché cade 50 giorni dopo Pesach. Escludendo il giorno stesso di Pesach, la festa cade 49 giorni più tardi. Questa festa pone termine al Conteggio dell'Omer. Shavu'òt ha numerosi aspetti che ne hanno determinato i vari nomi con cui viene identificato. Nel Tanakh è chiamata "Festa della mietitura" (חג הקציר, Hag ha-Katsir; Esodo 23, 16) e "Festa delle settimane" (חג שבעות, Hag Shavu'òt; Es 34, 22; Deuteronomio 16, 10) ed ancora "Festa delle primizie" ( יום הבכורים, Yom ha-Bikkurim; Numeri 28, 26 )

La Pentecoste degli Anusim vicino a Shavuot:

Pentecoste, dal greco antico ἡμὲρα (heméra) - πεντηκοστή (pentekostè) - cioè "cinquantesimo" (giorno), è una festa della tradizione ebraica e successivamente di quella cristiana. Nella religione cristiana, cade nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua (da cui il nome), di domenica, ed è quindi una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua. Nell'ebraismo la Pentecoste è una delle tre festività, dette Shalosh regalim (tre pellegrinaggi), denotanti feste di pellegrinaggio - a Gerusalemme. L'origine della festa è ebraica e si riferisce allo Shavuot (letteralmente: settimane), celebrato sette settimane dopo La Pasqua ebraica, iniziando a contare dal secondo giorno di Pasqua, il 16 di Nisan. La festività ebraica era legata alle primizie del raccolto e alla rivelazione di Dio sul Monte Sinai, dove Dio ha donato al popolo ebraico la Torah. Le sette settimane corrispondono al periodo dell'Omer, un periodo di lutto in memoria di disgrazie accadute al popolo di Israele che termina con la festa di Lag Ba Omer, e Shavuot vuole essere una festa gioiosa per il dono della Torah. Ebrei e cristiani, pur considerando sacri gli stessi libri (rispettivamente Tanach e l'Antico Testamento), nel corso della storia si sono allontanati reciprocamente nella lettura che ne hanno fatto.

Nell'antico Israele la mietitura del grano durava sette settimane durante le quali si respirava un'atmosfera di gioia (Geremia 5, 24, Deuteronomio 16, 9, Isaia 9, 2).Si iniziava con la mietitura dell'orzo durante Pesach e si terminava con la mietitura del frumento a Shavu'òt. Shavu'òt era quindi la festa conclusiva della mietitura del grano così come le otto giornate di Sukkot rappresentavano il termine del raccolto della frutta. Secondo Esodo 34, 18-26, Shavu'òt è la seconda delle tre feste che venivano celebrate nel Tempio di Gerusalemme. Gli Israeliti dovevano recarvisi portando con sé i primi frutti del raccolto:« Porterai alla casa del Signore, tuo Dio, la primizia dei primi prodotti della tua terra. » Non era prescritta una quantità minima: « Poi celebrerai la festa delle settimane per il Signore tuo Dio, offrendo nella misura della tua generosità e in ragione di ciò in cui il Signore tuo Dio ti avrà benedetto. » (Deuteronomio 16, 10-10)  Nel Levitico (23, 15-21) vengono definiti i sacrifici che dovevano essere offerti dalla comunità: essi prevedevano il sacrificio di numerosi animali. È previsto il divieto di lavorare durante la festività ed attenersi alle proibizioni di Shabbat con il permesso di accendere da un fuoco già acceso, come ad esempio per cucinare per i giorni di festa ma non per i giorni successivi a Yom tov, e di trasportare oggetti nel dominio pubblico o fino al dominio privato (cfr Eruv). Bisogna celebrare il Qiddush durante sera e giorno

Si usa mangiare cibi con latte. Nella Mishnah e nel Talmud la festa viene definita Atzeret. Questo termine viene solitamente tradotto in assemblea solenne che indica l'incontro dei pellegrini durante le feste di pellegrinaggio. Lo stesso nome viene utilizzato anche per Pesach (Deuteronomio 8,  e per Sukkot (Levitico 23, 36). Nella letteratura post-Talmudica viene riutilizzato il nome di Shavu'òt. Shavu'òt cade il giorno 6 del mese di Sivan e mai di martedì, giovedì o sabato. Gli ebrei della diaspora celebrano la festa per due giorni mentre in Israele solo per uno. Shavu'òt è il cinquantesimo giorno del Omer (conta delle offerte del grano). Quando il Tempio di Gerusalemme ancora esisteva, vi venivano offerti i primi frutti del raccolto e due pani fatti con la farina del nuovo raccolto (Levitico 23, 15-21). È uso piuttosto diffuso di decorare le case e le sinagoghe di erbe e rami a ricordo della verdeggiante montagna scelta da Dio per dare agli Israeliti la Torah. Queste decorazioni sono principalmente fatte di rami di palme sovrapposte una all'altra. È un'usanza molto sentita nelle grandi famiglie ebraiche soprattutto aschenazite e sefardite, assieme a cibi che ricordano le cose mangiate nel deserto.



L'aspetto agricolo 

Come l'offerta di un covone d'orzo segnava l'inizio della stagione del raccolto, così l'offerta di un pane prodotto con il grano nuovo ne segnava il termine. Questo non significa che Pentecoste, originariamente, fosse una semplice festa agricola; ma dimostra che la legge mosaica si rivolgeva ad una popolazione agricola, adattandosi perfettamente ai suoi particolari bisogni ed abitudini.

La celebrazione del dono della legge 

Dal termine dei tempi biblici, un significato completamente nuovo, mai apparso nelle Scritture, venne attribuito dagli ebrei a questa festa: Pentecoste commemorava il dono della Legge sul monte Sinai, come raccontato da sostituendo la festività che ricordava il cinquantesimo giorno dell'uscita dall'Egitto. I libri liturgici ebraici, dove la festività è descritta come "il giorno del dono della Legge" . Seguendo questa interpretazione, gli ebrei moderni passano la vigilia della festa leggendo la Legge o altre Scritture appropriate. Nella diaspora la festa dura due giorni, un'eredità questa dovuta alla difficoltà con cui gli ebrei della diaspora riuscivano ad accertare esattamente in che giorno il mese iniziava in Erez Israel. Durante il giorno di Pentecoste non era permesso il lavoro servile .

I sacrifici 

L'offerta sacrificale consisteva in due forme di pane lievitato fatto con due decimi di efa, oppure farina prodotta con il grano nuovo . Il pane lievitato non poteva essere posto sopra l'altare ed era solamente presentato (alla lettera "sollevato"); un pane veniva dato al Sommo sacerdote, l'altra veniva divisa tra i sacerdoti che ne mangiavano dentro ai recinti sacri. Venivano offerti anche due agnelli dell'anno come sacrificio di pace, e un capro per l'espiazione dei peccati, insieme all'olocausto di sette agnelli senza difetto, un vitello e due arieti . Il numero delle vittime offerte in olocausto durante la festa è diverso da quello citato in  Gli ebrei moderni considerano i due regolamenti come supplementari

L'aspetto sociale 

La festa era un'occasione per gioiose riunioni sociali , e possiamo dedurre dal Nuovo Testamento che, come per la Pasqua, un gran numero di ebrei provenienti da tutte le parti del mondo raggiungevano Gerusalemme per parteciparvi 



Una Festa Anusim


8 apr 2013

Yom HaShoa'


Yom HaShoa'

Nella Foto Stefania Segre' Niccoli

Diaspora -Shoah  e  FOIBE
“MEMORIAAL 9 aprile 2013  
al Liceo Sannazaro-Napoli
ore 11.00
Introduzione:


M. Carla D'Allocco-Dirigente scolastica del Liceo  Sannazaro

S.Niccoli- Presid.dell’Assoc. Ex alunni del liceo Sannazaro

interventi

Prof.ssa Yael Amato-Membro della Comunita’ Ebraica di Napoli

Prof. Mario Di Giovanni-Docente Università Suor Orsola Benincasa

(ex docente  trentennale del liceo Sannazaro)

Prof. Luciano Tagliacozzo-Consigliere della Comunita’ Ebraica di Napoli

(Ex  alunno del liceo Sannazaro)

Dott. Pierluigi Campagnano-Presidente della Comunita’ Ebraica di Napoli

(Ex alunno del Sannazaro)

dott. Davide Tagliacozzo-Segretario della Comunita’ Ebraica di Napoli

(Ex  alunno del liceo Sannazaro)

Durante la Conferenza verra’ letta la testimonianza di Stefania Niccoli Segrè su Maria Segrè membro della Comunità Ebraica di Napoli al tempo delle persecuzioni razziali                                                                      
-  seguiranno  interventi Musicali a cura del Sepharad Trio
con la collaborazione dei Maestri Roberta Paturzo e Gennaro  Vanacore

brani musicali: Inno ebraico ATIKVAH -colonna sonora di SCHINDLER’S  LIST ; ’-BARABA'- IL VIOLINO DI AUSHWITZ ; Adyo Querida, El Rey Nimrod
shoahal9aprlemu

14 mar 2013

Pessach 5773

Riflessioni sul significato di “essere liberi”
Perché il termine “Pesach” viene tradotto con “Pasqua”
Come ci si prepara ad accogliere la festa
L'insieme dei testi riportati qui sotto sono integralmente tratti dal libro
"Le pietre del tempo, il popolo ebraico e le sue feste" di Clara ed Elia Kopciowski
(edizione Ancora 2001).
Alle origini della festa
Circa 3200 anni orsono Giacobbe, insieme ai suoi figli e alle loro famiglie, si trasferì in Egitto per 

raggiungere il figlio Giuseppe che ne era divenuto viceré. I discendenti di Giacobbe divennero 

assai numerosi, ma non dimenticarono il monoteismo insegnato loro da Abramo. Ciò creò quella 
che forse potemmo definire la prima manifestazione di Xenofobia, diffidenza ed odio verso i diversi, 
della storia. Xenofobia che sfociò una vera e propria persecuzione. Un Faraone, probabilmente di 
altra dinastia rispetto a quella del Faraone che aveva elevato Giuseppe alla carica di viceré, dapprima 
ordinò che i figli di Israele fossero ridotti in schiavitù usufruendo gratuitamente della loro opera. In un 
secondo tempo dato che essi, nonostante il duro lavoro, continuavano ad aumentare di numero, diede 
ordine che tutti i loro figli maschi furono uccisi al momento della nascita. Jocheveth, una donna ebrea 
della tribù di Levi, non volle sottostare passivamente all’ordine: prese il bambino e lo mise in un  cesto 
che affidò alla corrente del Nilo nella speranza che un qualche evento miracoloso lo salvasse dalla 
morte. La figlia di Faraone vide il fanciullo e, nonostante si fosse probabilmente resa conto che 
doveva trattarsi di un bambino ebreo, fu presa da grande pietà, lo accolse e lo fece crescere a 
corte come un figlio. Quel bambino era Mosè: il nome Mosè significa, infatti, “salvato dalle acque”. 
Divenuto adulto Mosè andava spesso a fare visita e a recar conforto ai suoi fratelli schiavi. Una 
volta s’imbatté in un egiziano che, sicuro della propria impunità, maltrattava un povero vecchio: 
ne risultò una colluttazione durante la quale l’egiziano rimase ucciso. E’ assai probabile che, 
se lo avesse richiesto, Mosè avrebbe ottenuto il perdono del Faraone che, pare, gli fosse molto 
affezionato. Ma forse in lui stava maturando quello spirito profetico che avrebbe informato tutta 
la sua vita: le ingiustizie, la corruzione, l’immoralità che regnavano in Egitto, soprattutto a corte, lo 
avevano certo profondamente colpito e ora aveva bisogno di un periodo di riflessione, lontano 
dal palazzo reale, perché la coscienza gli imponeva di rendersi conto di quale fosse effettivamente il 
proprio compito e il proprio ruolo nella vita. Attraverso il deserto e si fermò a Midian dove prese le 
difese di sette pastorelle, figlie di Jetro sacerdote di Midian, dalla prepotenza di alcuni pastori. 
Dallo stesso Jetro fu invitato a fermarsi a lavorare presso di lui. Mosè divenne così pastore, 
e sposò una delle figlie del sacerdote midianita, Zippora. Le due esperienze, quella di personalità 
di spicco alla corte di Faraone e quella di pastore a contatto con gente umile dedita al lavoro, 
furono fondamentali nella formazione del suo carattere preparandolo al suo futuro ruolo di capo, ma 
anche di padre e protettore del suo popolo. Fu proprio durante il periodo in cui Mosè era pastore 
presso il suocero che “Dio udì i loro gemiti e vide i figlioli di Israele ed ebbe compassione della 
loro condizione” (es. 2, 24-25). Apparve perciò a Mosè in un roveto ardente che pur bruciando 
non si consumava, e gli ordinò di tornare in Egitto per “fare uscire” i figli di Israele dal giogo degli 
egiziani promettendogli che gli sarebbe sempre stato vicino, e che avrebbe inviato al suo fianco il fratello Aharon perché lo aiutasse.Il Faraone non prese in nessuna considerazione la richiesta di Mosè di lasciare andare il popolo di Israele, nonostante questi avesse messo in guardia della potenza del 
“Dio di Israele”. Si riversarono allora sull’Egitto dieci piaghe con effetti devastanti su tutto il paese: le acque del Nilo e di tutte le sorgenti dell’Egitto si trasformarono in sangue; seguì una invasione di rane, poi quella di una quantità di insetti dannosi.Sopravvenne quindi una invasione di ogni genere di bestie feroci  che fece strage di uomini e di bestiame. Invano lo stesso popolo egiziano chiese a Faraone di lasciar libero il popolo ebraico per ottenere cessazione dei flagelli: in un primo momento il Faraone 
premetteva di obbedire alla volontà divina ma, non appena la piaga cessava, si rifiutava di 
mantenere la promessa. La gravità delle piaghe si fece sempre più intensa: gli egiziani furono colpiti 
dalla pestilenza, ricoperti di bubboni, investiti da terribili tempeste, invasi da una miriade di locuste 
e infine da una profonda oscurità che coprì per giorni e giorni l’Egitto senza mai lasciar spazio a uno 
spiraglio di luce. L’ultima piaga fu terribile: l’angelo della morte, in una livida notte di terrore, si aggirò
fra le case degli egiziani colpendone a morte tutti i primogeniti, anche quello di Faraone. Il Faraone fu così costretto, infine, a dare agli ebrei il permesso di lasciare l’Egitto. I figli di 
Israele, dopo aver consumato il sacrificio pasquale – un agnello col sangue del quale avevano 
segnato gli stipiti delle loro abitazioni per segnalarle all’angelo della morte che infatti “passò oltre” 
risparmiando i loro primogeniti – si affrettarono ad abbandonare l’Egitto così come era stato loro 
ordinato: “E mangiatelo in questa maniera: coi  vostri fianchi cinti, coi vostri calzari ai piedi e col 
bastone in mano.  Mangiatelo in fretta: è la Pasqua dell’Eterno” (Es 12,11). Prima della loro partenza,
gli egiziani offrirono agli ebrei doni in oro e argento, forse come risarcimento per il lavoro gratuito 
svolto per tanti anni. Gli Ebrei accettarono i doni e, come vedremo in seguito, fecero male. L’Eterno 
ordinò che zevach  pesach, il “sacrificio pasquale”, fosse consumato la prima sera di Pesach 
da tutte le generazioni future, perché mai gli avvenimenti di allora,  così densi di significato 
e di insegnamenti, venissero dimenticati. Ma gli ebrei dovevano aver costituito, durante la lunga 
permanenza nel paese, una colonna portante sia  per il contributo di lavoro, sia per quello delle idee, 
visto che ancora una volta il Faraone si pentì della sua decisione: “Che cosa abbiamo fatto a lasciar 
libero il popolo di Israele che ora non ci servirà più?” (Es 14,5). Alla testa del suo esercito li 
inseguì per riportarli indietro provocando al proprio popolo quella che potremmo definire 
l’undicesima piaga, quella che probabilmente è rimasta più famosa: l’apertura del Mar Rosso 
attraverso la quale gli ebrei raggiunsero salvi la riva opposta, mentre gli egiziani, che avevano 
tentato di attraversarla dopo di loro, furono inghiottiti dalle acque che si richiudevano e affogarono.


Orari officiature per Pesach 5773

Alle origini della festa
La durata della festa

DOMENICA 24 MARZO
Bedichat Chamez a sera

PESACH 26 MARZO – 2 APRILE

VIGILIA LUNEDI’ 25 MARZO
DIGIUNO DEI PRIMOGENITI

Inizio 05.39 - termine 19.07
Shachrit con sjium Massachtà ore 7.00
(coloro che assistono possono interrompere il digiuno)

Bijur Chamez entro e non oltre le ore 10.00 (divieto di cibarsi di pane e cibi lievitati)
Acc. dei lumi ore 18.14
Minchà e Arvit ore 18.15
I GIORNO MARTEDI’ 26 MARZO
Shachrit e Musaf (morid ha tal) ore 09.00
Minchà e Arvit ore 18.15
II GIORNO MERCOLEDI’ 27 MARZO
Shachrit e Musaf ore 09.00
Minchà e Arvit ore 18.15
Uscita festa ore 19.18
VIGILIA (7° giorno) DOMENICA 31 MARZO
Acc. dei lumi ore 19.22
Minchà e Arvit ore 19.15
VII GIORNO LUNEDI’ 1 APRILE
Shachrit e Musaf ore 09.00
Minchà e Arvit ore 19.20
VIII GIORNO MARTEDI’ 2 APRILE

Shachrit e Musaf (Benedizione dei bambini) ore 09.00
Minchà e Arvit ore 19.20
Uscita della festa ore 20.26
Il Chamez si potrà mangiare a partire dalle 20.45 di martedì sera 2 aprile.


12 feb 2013


Purim-14th Adar 5773

בית ספרד




PURIM – IL CARNEVALE EBRAICO
Feb 24, 2013
Purìm significa « sorti » ed è la festività più allegra del calendario Ebraico, che inizia il 14 di Adar (marzo-aprile) e termina il giorno seguente.Si tratta di una festa non-Biblica, istituita dai Rabbini in epoca tarda, e infatti gli avvenimenti che questa celebrazione ricorda sono accaduti molto dopo la rivelazione della Torah sul monte Sinai. A Purìm ci si rallegra per la salvezza degli Ebrei che scamparono al perfido Haman, il quale voleva sterminarli, e si loda il Signore che ha sempre protetto il popolo d’Israele permettendogli di sopravvivere a tutte le terribili persecuzioni della storia.La storia di Purìm ci insegna che a volte Dio non agisce in modo miracoloso ed evidente; ma anche quando la sua presenza sembra essere nascosta, Egli è sempre onnipotente e onnipresente e non dimentica di redimere il Suo popolo.

Origine Biblica (da Wikipedia)
Durante la festività, il giorno dopo il digiuno, viene letto l’intero Libro di Ester (in ebraico meghillàt Estèr, lett.:Rotolo di Ester), uno dei libri storici che compongono i Ketuvim.Il racconto inizia con Mardocheo che salva re Assuero da un complotto di corte. Il Re lo eleva al rango di funzionario scatenando le invidie di Amàn, il potente consigliere del Re.Re Assuero, diede una serie di banchetti in onore dei dignitari dei regni mediorentiali e, di fronte al rifiuto della regina Vasti, sua moglie, a presenziare ad uno dei banchetti, decise di prendere una nuova moglie a cui conferire il rango di Regina per non rimanere umiliato di fronte al mondo.Mordechai, allora, portò alla corte del Re anche sua cugina Ester, orfana, che incontrò le grazie del Re. Ester divenne la regina. Nuovamente Mordechai venne a conoscenza di un complotto contro il Re e lo fece avvertire da Ester. Ester ne guadagnò il rispetto.In quegli stessi giorni Amàn, venne elevato al massimo rango e da quel giorno tutti dovevano inginocchiarsi e prostrarsi in sua presenza. Unico a non prostrarsi rimase Mordechai poiché, in quanto Ebreo, rispettava il precetto di non prostrarsi se non di fronte al proprio Dio. Amàn avvampò d’ira e, saputa l’origine di Mordechai, piuttosto che rivalersi su di lui, decise di sterminare l’intero popolo ebraico.Amàn così parlò al Re: « Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d’argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale. Allora il re si tolse l’anello di mano e lo diede ad Amàn, l’Agaghita, figlio di Hammedàta e nemico degli Ebrei. Il re disse ad Amàn: «Il denaro sia per te: al popolo fa’ pure quello che ti sembra bene» »   (Ester 3,8-11)L’editto emanato dal Re, secondo il consiglio di Amàn, venne diramato in tutto il regno gettando nello sconforto e nella disperazione l’intero popolo ebraico.Mordechai chiese alla cugina Ester di voler andare dal Re a chiedere grazia per il suo popolo, ma lei gli rispose che nessuno, se non chiamato, poteva recarsi dal Re, pena la morte. Mordechai fece dire ad Ester:« Non pensare di salvare solo te stessa fra tutti gli ebrei, per il fatto che ti trovi nella reggia. Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per gli ebrei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione d’una circostanza come questa? »   (Ester 4,13-15) Ester, convinta delle ragioni di suo cugino Mordechai, gli mandò a dire:« Và, raduna tutti gli ebrei che si trovano a Susa: digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno; anch’io con le ancelle digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò! »   (Ester 4,17)    Per i tre giorni seguenti Ester, Mordechai e tutto il popolo ebraico osservarono il digiuno ed implorarono la clemenza del Signore verso il proprio popolo.Ester si recò dal Re al termine del digiuno e, lo pregò di voler offrire un banchetto e di invitare anche il perfido Amàn. La notte il Re non riuscì a prendere sonno e chiede che gli venisse letto il libro delle cronache nel quale era registrato il servigio che Mordechai aveva reso la Re. Subito dopo la lettura del passo relativo, Amàn si presentò al Re per chiedere che Mordechai venisse impiccato. Ma il Re chiese ad Amàn cosa si dovesse fare per onorare un uomo. Amàn rispose pensando che il Re volesse onorare lui stesso. Al termine della risposta il Re ordinò ad Amàn di fare quanto appena detto in onore di Mordechai. Amàn divenne una furia, fece come comandato e tornò alla propria casa. Non appena arrivato giunsero gli eunuchi del Re che lo accompagnarono al banchetto. Durante il bachetto la Regina Ester chiese: « Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia concessa la vita e il mio desiderio è che sia risparmiato il mio popolo. Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati. Ora, se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, avrei taciuto; ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte »   (Ester 7,3-4) Il Re di rimando le chiese:« Chi è e dov’è colui che ha pensato di fare una cosa simile? »   (Ester 7,5)  Ed Ester: « L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Amàn »   (Ester 7,6) Amàn venne impiccato a quello stesso palo che aveva fatto preparare per Mordechai e quest’ultimo ne prese il posto come consigliere del Re.
Come festeggiare: Il giorno precedente a Purìm (13 Adar), si osserva il digiuno di Ester che dura dall’alba al tramonto. Se questa data cade di Shabbat, il digiuno viene anticipato al giorno precedente. Vi sono poi quattro importanti mitzvot da osservare prima del tramonto:Leggere la meghillah di Ester; quando viene menzionato il nome di Haman gli Ebrei fanno molto rumore per cancellare il suo ricordo.Donare cibo; viene infatti donato del cibo già pronto da mangiare ad almeno una persona.Fare dei doni ai poveri; cioè dare delle monete ad almeno due persone bisognose.Consumare il pasto festivo; bisogna consumare almeno un pasto durante la festività.Durante lo Shabbat precedente a Purìm viene letto il brano di Deuteronomio 25;17-19 (in aggiunta alla parashà della settimana) in cui si parla dell’assalto della tribù di Amalek che attaccò gli Ebrei senza motivo durante l’esodo dall’Egitto.Non a caso, Haman era proprio un discendente di Amalek. Poichè a Purìm i bambini Ebrei usano mascherarsi, questa festa viene chiamata anche « Carnevale Ebraico ».Secondo la tradizione, la festività di Purìm, come quella di Channukkah, verrà festeggiata anche dopo la venuta del Messia.






dal sito Torah.it

Meghilla' in Ladino ( da Izmir )



Meghilla from Rabbi Barbara Irit Aiello



Sun • Feb 17th  • Our next guest: Jamie Shear
Illuminated Megillat Esther 
of Renaissance Italy


בית ספרד

Concerto per la Festa di Purim a Napoli




Dolci Tipici
Orecchie di Hamman
Biscotti a Stella con Marmellata

Biscotti all'amarena
ricetta:

ingredienti
400gr di farina
180 di Olio di oliva
180 di zucchero
3 tuorli d'uovo
la scorza grattugiata di limone
RIPIENO:
250 gr di marmellata di amarena
300 gr pan di spagna
Per la ghiaccia:
200 gr di zucchero
1 dl di acqua
mezzo cucchiaino di bicarbonato
*********************************************************************************
Impastare una pasta frolla con tutti gli ingredienti, su foglio di carta forno stendere una sfoglia a forma di rettangolo dallo spessore non troppo sottile. In una terrina mescolare alla marmellata il pan di spagna e versare sulla pasta frolla al centro del rettangolo,nel senso della lunghezza, spennellare i bordi con rosso d'uovo e ripiegare la pasta su se stessa, capovolgere in modo che le giunture capitano sotto, spennellare tutta la superficie con il tuorlo d'uovo. Con il coltello tagliare formando i biscotti, spennellare con la ghiaccia preparata mettendo in un pentolino l’acqua, lo zucchero e il bicarbonato fino a che non diventi un composto liscio e morbido. Infornare i biscotti a 160° per 30 minuti.





24 gen 2013








Memorial Day 27th January 2013-5773














This Year the Memorial Day on 27th January 2013 will take place in Naples-Italy at Sala Silvia Ruotolo in Via Morghen-Vomero Arenella
Organized to commemorate the six million Jews killed in the Shoa’ the Event will include some music with the Primary Children’s Choir DoReMi Landia the Sepharad Trio and Ensemble Musicale Giovanile with musicians Marilena Erman, Francesco Nocerino, Gennaro Vanacore, Roberta Paturzo and Yael Amato. The Conference will see the presence of Ms Jessica Ursell Berkovits who will tell the audience of the loss of the 85 members of her family alongside the presence of Ms Stefania Segrè Niccoli whose family had been prosecuted in Naples during the war. Finally Yael Amato will conclude the conference highlighting how much effects there had been on the Greek lands and the complete deportation of the Jews from Rodes with the all Amato Family from the Rodelite Community. Following the message of Rabbi Barbara Irit Aiello there will be a Kaddish by Yosef Amato to commemorate and pray for a better world and safe future for the humanity all and for children.

Municipalita’ 5 Napoli Vomero-Arenella
Comune di Napoli 
presso Via Morghen-Sala Silvia Ruotolo 2° piano-ore 12.00
Ass. Amici di Citta’ della Scienza-Italian Jewish Cultural Centre

PROGRAMMA:
Saluto Ufficiale-Coro delle scuole Elementari DoReMiLandia
dirige Marilena Erman
Francesco Nocerino pianoforte
Yael Amato violino


Coro DoReMiLandia del 36° Circolo con Marilena Erman
Conferenza "Un Cammino senza Riparo"
Interverranno: 
Jessica Ursell Berkovits
Stefania Niccoli Segrè
Yael Amato
Messaggio di Rabbi Barbara Irit Aiello
Kaddish di Yosef Amato


Sepharad Trio 
&  Orchestra Ensemble Musicale Giovanile
Coordianto da Yael Amato e Roberta Paturzo, e diretto da Gennaro Vanacore
La Rosa Enflorece, Adyo, Schindler’s List Hatikva’: “La Speranza” 



Francesco Nocerino, Yosef Amato, Roberta Paturzo, Ida Francioni

Ensemble Musicale Giovanile
Mostra Documentaria sulla Shoa’: 
La Famiglia di Maria Segrè e la Scuola Vanvitelli
a cura di Laura Franchini e Stefania Niccoli Segrè


Stefania Niccoli Segrè

Mario Coppeto, Jessica Ursell Berkovits-Yael Amato

Marco Gaudini

Mario Coppeto, Jessica Ursell Berkovits, Yael Amato, Ferruccio Diozzi

Laura Franchini, Wanda Riccio, Mario Coppeto
Jessica Ursell Berkovits, Yael Amato
Mariagrazia Vitelli, Cinzia Del Giudice

Messaggio di Rabbi Barbara Irit Aiello
Giornata Internazionale per la Commemorazione della Shoa’
Napoli-5773-בית ספרד

E’ mio piacere e grande onore offrire le mie parole di speranza e gratitudine ai vostri stimatissimi ospiti e tutti coloro che sono venuti oggi qui per ricordare il Giorno della Memoria. Come primo Rabbino donna in Italia e prima Rabbina Liberale in Italia e fondatrice del Movimento Bene’ Anusim Meridionale, posso dire che questo giorno e questo evento e’ molto vicino al mio cuore. Sono lieta che il 27 gennaio sia riconosciuto in Italia ed in Europa come il Giorno della Memoria. Che questo giorno che commemora la liberazione dai campi di concentramento di Auschwitz possa servire a ricordare dell’importanza e dell’amore e tolleranza come fondamenta della nostra societa’. Questo giorno diviene ancor piu’ speciale poiche’ ricorda un passo importate  fatto dall’ Assemblea delle Nazioni Unite che definisce il 27 gennaio come il Giorno della Memoria. In oltre, e non di minore importanza, il voto delle Nazioni Unite e’ stato il primo nella storia che introdusse una risoluzione per la Causa di Israele adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Noi accendiamo sei candele per ricordare i sei milioni di Ebrei uccisi nella tragedia che chiamiamo Shoa’, diciamo la parola Ebraica, “Zachor” che significa Ricorda. La prima candela ricorda “Shabat Zachor” quando noi ascoltiamo la storia di Amelek e ricordiamo che Hanna era discendente diretta di uno dei primi uomini che fecero uccidere uomini Ebrei. La prima candela serve a ricordare che il male ancora esiste nel nostro mondo. “Zachor” diciamo per la seconda e terza candela. Un ulteriore significato di  Zachor e’ anche menziona ed puntualizza. Ricordiamo e parliamo di coloro che abbiamo perso e manteniamo le loro storie vive nei nostri cuori. Ricordiamo gli Italiani come Becky Behar Ottolenghi ( sia in pace la sua memoria ) che come bambina sopravvissuta al massacro degli Ebrei di Meina instancabilmente si dedico’ a condividere le sue esperienze nelle scuole facendo prendere coscienza della Memoria a migliaia di ragazzi ed adulti in tutta Italia. Zachor ancora vuol significare ricordare coloro che sono diversi per cui alcune volte troviamo questo significato in molti scritti Ebraici nel contesto di Amchah Yisrael. La nostra quarta candela richiama tutti coloro che assieme agli Ebrei furono sterminati, incluso gli omosessuali, gli zingari, persone disabili e prigionieri politici. Lo Zachor per la quinta candela e’ in ricordo dei bambini uccisi. E noi ricordiamo bambini sopravvissuti come Fernanda Diaz, di Milano, che fu salvata dalla morte da persone giuste che la chiusero in salvo in una botola di un negozio di pesce. E ricordiamo ogni bambino che ha sopravvissuto all’Olocausto così come tutti quelli che furono sterminati dai Nazisti. La sesta candela e’ lo Zachor di Shabat. Quando benediciamo il pane di Shabat  usiamo Zachor con il significato di  “ricorda” ossia ricorda di Santificare lo Shabat come dice la Torah. Ed a prescindere da quali siano stati i nostri destini e quali saranno, lo Shabat portera’ con noi sempre la pace e la gioia. I nostri sopravvissuti ci chiedono di “Non dimenticare”.  La vostra cerimonia oggi ricorda questa loro richiesta. Per coloro che possono dire la loro storia e per quelli che non la possono piu’ raccontare, noi ricordiamo e non dimenticheremo. La preghiera per tutti coloro le cui vite furono tracciate da una delle piu’ grandi tragedie nel mondo, e’ che si dovra’ lavorare insieme per portare la pace, l’amore,  la compassione e la comprensione per tutti i membri della nostra Comunita’ e nel mondo intero. 

Message from Rabbi Barbara Irit Aiello
International Holocaust Remembrance Day
It is my pleasure and great honor to offer my words of hope and gratitude to your esteemed guests and to everyone who has come here today to observe International Holocaust Remembrance Day.  As the first woman rabbi in Italy and the first progressive rabbi in Italy, and founder of the B’nei Anousim movement in the Meridionale,  this day and this event is very close to my heart. I am grateful that January 27 is recognized in Italy and throughout Europe as Holocaust Remembrance Day. This day, which commemorates  the liberation of the Auschwitz death camp, serves as a reminder of the importance of love and tolerance as foundations of our society. The day is even more special because it marks an important step taken by the United Nations General Assembly to designate January 27 as International Holocaust Memorial Day.  In addition, and in no small measure, the UN vote was the first time ever that a resolution introduced by Israel was adopted by the UN General Assembly As we light six candles to remember the six million Jews killed in the tragedy we call the Shoah, we say the Hebrew word,  “Zachor.,” which means, “remember.” The first candle, recalls “Shabbat Zachor” when we hear the story of Amalek and we remember that Haman was a direct descendant of one of the first men who set out to kill the Jews.  The first candle servesas a reminder that evil still exits in our world.  “Zachor,” we say to candles two and three.  Additional definitions of Zachor include “to mention,” and “to articulate.”  We remember to speak about those we lost and to keep their stories alive in our hearts. We remember  Italians like Becky Behar Ottolenghi, (of blessed memory) a child survivor of the Jewish massacre at Meina whose tireless efforts at sharing her experiences with school children throughout Italy brought understanding to thousands of Italian children and adults.  Zachor also signifies remembering those who are different and is sometimes found in the Jewish writing within the context of Amchah Yisrael.   Our fourth candle recalls all of those along with the Jews who were also killed, including homosexuals, gypsies, disabled persons and political prisoners. The Zachor of candle five honors the murdered children.  And we honor child survivors like Fernanda Diaz, of Milan, who was saved for from certain death by a righteous gentile who shoved her into a trap door in the floor of an Italian fish market.  We remember that for every Jewish child that lived through the Holocaust, thirteen children were murdered by the Nazis. The sixth candle is the Zachor of Shabbat.  We are reminded that the first strand in the braided challah, the bread of the Sabbath is called Zachor. “Remember Shabbat and keep it holy,” Torah tells us.  And no matter what our trials have been or will be, Shabbat brings us peace, hope and joy. Our survivors ask us to “Never Forget.”  Your ceremony today honors their request.  For those who can tell us their stories and for those who no longer speak, we remember and we will never forget. Our pledge to all those whose lives were touched by one of the greatest tragedies of the world is that we will work together to bring peace, love, compassion and understanding to those in our community and to world entire.

Ani Ma’amin (אני מאמין) “I believe” is a prosaic rendition of Maimonides‘ thirteen-point version of the Jewish principles of faith. It is based on his Mishnah commentary to tractate Sanhedrin. The popular version of Ani Ma’amin is of a later date and has some significant differences with Maimonides’ original version. It is of unknown authorship. Both Ani Ma’amin and a poetic version, Yigdal, form part of the prayers of Jews and have inspired varied settings to music.The penultimate line refers to the essential Jewish belief in the coming of the Mashiach. As such, this line has become a popular source of lyrics for Jewish songs. One version of the tune is attributed to the Reb Azriel David, a Modzitser Hasid, who reportedly composed the tune in a cattle car when being taken to Treblinka.[1] The tune was taken up by the other Modziter Hasidim who sang the song as they were being herded into the gas chambers of the Nazi concentration camps. The song was then adopted by other Jewish prisoners and became known as the Hymn of the Camps. It is still frequently sung at Holocaust Remembrance Day services. Some also sing it at the Passover Seder, in memory of the Warsaw Ghetto Uprising, which began on the first night of Passover in 1943. Another tune to the words of Ani Ma’amin is used as a positive song included at happy events, mainly weddings. The words are the same, but a much happier tune is used. The popular Chabad-Lubavitch singer Avraham Fried has recorded a version of this song that has gained popularity, reflecting the Chabad-Lubavitch’s emphasis on the imminent coming of the Messiah.


 Ani Ma’amin אֲנִי מַאֲמִין
Ani ma’amin b’emunah sh’leimah b’viat hamashiach, v’af al pi sh’yitmameah, im kol zeh achakeh lo b’chol yom sheyavo.
אֲנִי מַאֲמִין בֶּאֱמוּנָה שְׁלֵמָה בְּבִיאַת הַמָּשִֽׁיחַ, וְאַף עַל פִּי שֶׁיִּתְמַהְמֵֽהַּ, עִם כָּל זֶה אֲחַכֶּה לּוֹ בְּכָל יוֹם שֶׁיָּבוֹא.
I believe with complete faith in the coming of the Messiah, and even though he may linger, despite this I will wait for him each day that he may come.





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Giornata della Memoria 27 gennaio 2013

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Giornata della Memoria 27 gennaio 2013

presso Via Morghen-Sala Silvia Ruotolo 2° piano-ore 12.00

Il 27 gennaio a partire 
dalle ore 12.00, 
la V Municipalità 
organizza un programma 
di eventi in occasione della 
Giornata della memoria.
Il programma sarà il seguente:

- Orchestra Ensemble Musicale Giovanile 

- Coro delle scuole Elementari DoReMiLandia
- saluto della Municipalità - Coro DoReMiLandia

- conferenza sulla Shoa: "Un Cammino Senza Riparo". 
-Interverranno Jessi Berkovits, Stefania Segrè Niccoli Yael Amato
- kaddish di Yosef Amato e Messaggio di Rabbi Barbara Irit Aiello
- Sepharad Trio ed Ensemble Musicale Giovanile
- Mostra della Famiglia Segre' a cura dell'Ass. Amici di Citta' della Scienza 
Laura Franchini e Stefania Segrè Niccoli.
Preleva il programma




Introduzione alla Conferenza
"Un Cammino Senza Riparo"

Presentazione Musicale 
Sepharad Trio "Adyo Querida"
Schindler's List
Hatikva' "La Speranza"
La Vita e' Bella
Ani Ma'min
Hava Naghila

בית ספרד
INTERNATIONAL HOLOCAUST REMEMBRANCE DAY Tampa Bay- January 27, 2013 Holocaust Survivors Rabbi Barbara Aiello is the resident rabbi of Kobernick House, a Jewish senior campus in Sarasota, Florida.  She invited residents who survived the Holocaust to join her for the International Holocaust Remembrance Day hosted by the  Tampa Bay Consular Corps. These are their stories: Escorted by Consul General of Italy, Adolfo Barattolo
Paul Kalfus was a seven year old boy  in Prague, Czechoslovakia when the country fell to the Nazis. He remembers how soldiers sprayed him with tear gas – a event that propelled Paul’s family to leave Prague. They made their way to Vienna, Austria where, ironically, they found themselves in the midst of a crowd that was welcoming Hitler to the city! Running for their lives, the Kalfus family was put on a boat to Romania, where they remained only one week. Then it was back on the boat, this time for six months, while they tried to find any port that would accept them. “We were shot at,” Paul recalls. “I was terrified. I saw someone die before my eyes.” Finally we landed in Beruit, Lebanon where we switched boats and boarded the “Patria,” the boat mentioned in the film, “Exodus.” With the exception of one uncle, all of Paul’s extended family were murdered by the Nazis. Helen Kalfus was born in Prague, Czechoslovakia. Her father was a dentist who was taken in a Gestapo round up.  Because Helen’s mother was not Jewish, the Nazis tried to force her to divorce Helen’s father. Helen recalls, “Mother was told that I could stay with her unitl I reached 15 years. Then I would be sent to a concentration camp. Mother refused.” One day Helen returned from school to find the house locked and her mother  nowhere to be found. Neighbors took her in as they searched for Helen’s mother. “It was a miracle that my mother returned,” Helen recalls. Her mother believed her husband was alive and she even traveled to the Dachau camp to find him. There she learned that he had died and was buried in a mass grave. Alone and despondent, Helen’s mother was attempting suicide when her little daughter found her and saved her life.  The family remained in Prague and when Paul returned they married. President Johnson permitted the family to come to America and thanks to the generosity of Alitalia Airlines, Paul and Helen arrived in the United States in 1968. 
Escorted by Consul General of Germany, Eva Alexandra Countess Kendeffy Francie Rosenstock Weintraub was born in Rollbach, Germany. In 1936 Francie’s father, a local businessman, left the house to meet with customers and clients. Little did he know that this trip would be his last, as he was badly beaten because he was a Jew. As a young teen, only 15 years old, Francie suffered instances of rock throwing and name-calling. Francie’s mother wrote to relatives in the United States and one yar later FrancieFrancie’s mother wrote to relatives in the United States and one yar later Francie, along with her prents and two younger brothers settled in Hoboken, New Jersey. “We arrived on Erev Rosh HaShanah,” Francie recalls. “We tried to find our extended family, but they were taken by the Nazis and they were gone without a trace.” Carolyn Kaplan lived an idyllic life in a tiny German village but when Hitler came to power in 1933 all the Jews in the area became targets. Carolyn was only seven years old when Nazi soldiers entered her classroom demanding to know the identity of Jewish students. When Carolyn and her friend were identified, the soldiers denounced them as “dirty Jews,” and overturned their school desks. As the situation for the Jews worsened, Carolyn recalls having been chased and harassed -- abuse which culminated in a Nazi soldier attempting to strangle her and throw her from a moving train. The family left Germany for Holland and then to the United States. Later they learned that all of Carolyn’s mother’s family were murdered by the Nazis. As an adult Carolyn returned to Germany to the village of her birth. There she taught German children about her experiences. “I shared my story so that  German children could learn first hand about the dangers of intolerance,” she says.
Escorted by Consul General of Canada, Louise Leger 
Mickey Quittner was a boy of 16 when the Nazis occupied Hungary and sent as many youngsters as they could find to a labor camp. Mickey was taken away to hard labor but he managed to escape. He returned to Budapest where met his dear Magda. Convinced that they had to leave Hungary, Mickey begged Magda to escape with him, but her family declined.  “Not unless you two are married,” they said.  So as teens Micky and Magda found a local rabbi who lived around the corner.  “In a half an hour we were married,” Mickey says.  It wasn’t long before Mickey was in danger again. This time he was fortunate enough to meet Raul Wallenberg, the Swedish diplomat who falsified documents, saving the lives of hundreds of Jews.  “I was saved by Wallenberg,” says Mickey who later told his story to the Swedish members of the Wallenberg Society. Mickey’s remarkable journey includes posing as a doctor – “It was something the Nazis needed,” Mickey recalls. Most of Mickey’s family were killed by the Nazis and in tribute to them and to all those lost, Mickey designed the Holocaust Memorial stone for Sarasota’s Temple Beth Sholom.  Magda Cline Quittner was a young girl when she and Mickey Quittner met and married. Thanks to her father’s American birth, Magda was an American citizen who was living in Hungary when the Nazis took over in 1944. When Magda’s mother learned that Nazi soldiers were raping young girls, she feared for her daughter’s safety. It was then that Magda was hidden in the basement storage room of the family home. As the situation in Budapest worsened, Jews were herded into synagogues that had been stripped of their ritual items and were now used as holding centers before Jews were sent to ghettos and death camps. When the Nazis learned of Magda’s citizenship she was arrested and along with eight others, confined to cell the size of a bathroom, where she remained for three months. After her escape from jail, Magda and Mickey were reunited. They made their way to Austrian border where they lived, for three years in a Displaced Persons Camp – along with 4,000 Jewish young people who had lost their families in the Holocaust.
Escorted by Consul General of France, Gael de Maisonneuve 
Janine Putter Lew was born in Paris, France. Fearing the worst, Janine’s father sent Janine, her mother and her brother to the south of France. “We left Pairs 24 hours before it fell to the Nazis,” Janine recalls. As the family attempted to cross the border from France to Spain, the family was detained by the border patrol. In a gesture of courtesy, as Janine’s father doffed his hat, the family’s precious gold coins that her father had hidden in his hat band tumbled out and skidded across the floor. Ten year old Janine recalls the stunned silence and fear that filled the room. It was then that the police officer commanded the children to pick up the coins that their father had dropped. Thanks to that act of kindness, Janine and her family escaped the fate of so many French Jews who were sent to camps and to their death. Janine’s journey took the family from France to Spain and then to Portugal where they made their way to America. Most of Janine’s family who remained in Europe were killed. Escortet by Consul General of Greece, Antonios Sgouropoulos and Honorary Consul of Austria, Gerda Hansen
Amelie Levy Buchler was a young girl of thirteen in Cologne, Germany when she experienced Kristallnacht, the Night of Broken Glass, November 9, 1938 which marked the official beginning of the Holocaust. On that terrible night Nazi soldiers forced their way into Amelie’s home. They tossed a large cabinet over the balcony and sent the family’s china crashing to the street below. Amelie recalls, “One little piece of Dresden glass fell out. A Nazi soldier smashed it under his boot.”  Amelie rescused the piece and painstakingly glued it together and she carries it with her to this day. Aware that all Jews were in great danger, Amelie and her family spent their last night sleeping on park benches before they escaped to Holland, thanks to the intervention of a family friend who knew Queen Juliana who personally issued visas to the Levy family. Amelie’s family survived but her extended family was murdered by Hitler. Escorted by Consul of Mexico, Alberto Fierro Garza and Consul of Panama, Ana Landecho
Rose Safar Rosen was born near the Carpathian Mountains in Czechoslovakia. Rose and her sister were captured by the Nazis and sent to the Auschwitz death camp.  Rose’s experiences include slave labor in the sub-camps of the Auschwitz complex. Rose also suffered at the hands of the notorious Dr. Mengele who tortured and experimented upon his Jewish victims. Rose’s sister and her sisters three children were murdered, but Rose survived and was liberated from Auschwitz on January 27, 1945.  It was in a Displaced Persons Camp that Rose met her husband, a survivor of Buchenwald. In recent years Rose recounted her story as part of a Holocaust remembrance project at the St. Petersburg Holocaust Museum.  She is accompanied today by her daughter, Lila Hues.  
PROGRAM
Music: Theresa Villani (cellist) and Anne Marie Scotto (pianist) : Canzone, Meditation, Aria, Meditation Hebraique, Lamento, Apres un Reve , Hebraic Melody, Meditation , Prayer , Jewish Song, Supplication, In My Soul, In the Half Light, Processional. BACA-(Bay Area Cantorial Association)- Hinei Ma Tov – Psalm 133 – Behold, How Good And How Pleasant It Is For Brethren To Dwell Together In Unity! Vincent Genovese- Welcome and opening remarks. Al Higginbotham- Hillsborough County Proclamation. Rabbi David Weizman introduces the candle lighting ceremony with brief words of explanation and a prayerful intention. Music:  Kaddish, Adonoi el rachum and Vaani s'filosi. BACA-  Ani Maamin – The most heart-piercing hymn to survive the Nazi death camps is Ani   Maamin , “I Believe,” which countless pious Jews sang on their way to the gas chambers. Chaim Shacham, Consul General of Israel,- Reflections on Yanuck Korezak..BACA Oyfn Pripetshik (On The Cooking Stove) is a song  about a rabbi teaching his young students the alef bet and  it is a major musical memory of pre-Holocaust Europe. Rabbi Barbara Aiello-  Reflections on Holocaust liberators. BACA- Eli, Eli – (My God, My God) also known as A Walk to Caesarea. The poetry was written by Holocaust martyr, Hannah Sennesh. The piece was used in the movie Schindler’s List. Phil Gans-Auschwitz III (Slave Labor Camp) Holocaust Survivor. BACA- Zog Nit Keyn Mol  (Never Say) by Holocaust victim, Hirsh Glickis considered one of the chief anthems of Holocaust survivors and became a symbol of resistance against Nazi persecution. Poet Richard Ilnicki will be reading his poem "Never Again". Music:  Ballad #1 for solo cello (James Weaver). Cantor Deborah Jacobson chants: El Male Rachamim -  In it, we ask God to grant perfect rest to the souls of the six million Jewish men, women and children who suffered numerous forms of unnatural death at the hands of the Nazis and their collaborators. Rabbi Betsy Torop recites Kaddish, the traditional Jewish memorial prayer that is said to  honor the lives of individuals and the martyrs of the Jewish people. Vincent Genovese- Closing remarks. BACATikkun Olam – A Song for Equality and Social Justice – words and music by Cantor Riselle Bain.