Il Sud che riscopre le sue Origini

Il Sud che riscopre le sue Origini
"Ni son todos los que están, ni están todos los que son" Gli Ebrei del Sud Italia che riscoprono le loro tradizioni di Sefarditi

18 nov 2012

Comunita' Sefardite nel Mondo Europeo

בית ספרד

Comunita' Sefardite nel Mondo Europeo



Erano detti sefarditi (dall'ebraico ספרד Sefarad, "Spagna") gli ebrei abitanti la penisola iberica. Nel Tanach, l'insieme dei libri che compongono la bibbia ebraica, nel libro di Ovadia, (Haftarà di Vaishlah) e solo qui in tutto il Tanach, troviamo il termine Sepharad per indicare una non meglio identificata città vicino-orientale Quella ebraica spagnola fu una comunità molto prospera e - dopo la dura parentesi visigotica - essa poté operare fruttuosamente per numerosi secoli grazie alle sostanzialmente favorevoli condizioni di vita garantite dai musulmani che conquistarono il paese iberico ai primi dell'VIII secolo. Era tale l'intesa fra ebrei e musulmani in al-Andalus da far parlare di "complicità" i cristiani che, sovente, accusarono gli ebrei di aver favorito la conquista islamica per odio nei confronti dei loro persecutori visigoti.




Dopo la Reconquista iberica, conclusasi nel 1492, gli ebrei vengono espulsi, per opera dei Cattolicissimi Reali Isabella I di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, dal neonato stato spagnolo e dai territori ad esso soggetti (quale la Sicilia), disperdendosi in Italia, nei Balcani, e in tutto il bacino del Mediterraneo, venendo accolti dalle comunità ebraiche ivi già residenti, in particolare nel Maghreb e nell'Impero Ottomano, grazie alla politica tollerante attuata da governanti musulmani. Alcuni hanno fatto notare che i rabbini lanciarono un grave cherem alla Spagna, un anatema, secondo il quale dopo quattro secoli una terribile minaccia fratricida sarebbe gravata sugli spagnoli, e che dopo circa quattro secoli (in realtà 450 anni) la guerra civile spagnola con la dittatura franchista avrebbe rappresentato la realizzazione di tale maledizione.[1] Infatti fu proprio Francisco Franco a revocare l'Editto di Granada che aveva sancito l'espulsione degli ebrei nel 1492, rimasto in vigore per mezzo millennio. La grande immigrazione degli ebrei sefarditi nel neonato stato di Israele avvenne principalmente dal 1948, in seguito alla cosiddetta guerra d'indipendenza israeliana, a causa delle crescenti tensioni nei territori mussulmani provocati dal conflitto arabo-israeliano. L'ingresso dei sefarditi in Israele, allora prevalentemente meta d'immigrazione di ebrei aschenaziti, provocò lo sviluppo del bipolarismo israeliano, formato dalla sinistra laburista e azkenazita e dalla destra sefardita. Durante i secoli conservarono una varietà del castigliano chiamato giudeo-spagnolo, che si sviluppò in modo isolato rispetto allo spagnolo della Spagna e dell'America. Il termine Nusakh Sepharad non si riferisce alla liturgia che si recita di solito tra i sefarditi, ma a una liturgia europea alternativa che è utilizzata da moltichassidim. Tradizionalmente, i sefarditi utilizzano la Nusakh Eidot Hamizrach per pregare (liturgia delle congregazioni "d'Oriente") anch'essa conosciuta col nome, per maggior confusione, Nusakh Sefardi.Con l'espulsione in massa dei sefarditi dalla penisola iberica, sorse il problema dell'accoglienza da parte dei fratelli correligionari e del confronto tra le varie realtà ebraiche. Joseph Roth, con la sferzante ironia che gli è propria, asserisce che, seppure può esser capitato che un sefardita abbia sposato un'askenazita, mai e poi mai si vedrà un sefardita a fianco di un ebreo dell'Europa orientale. Questo a significare quanto le differenze tra questi gruppi siano alquanto marcate. Così non fu invece nei riguardi dei mizrahi vicino-orientali, assai prossimi sotto il profilo culturale. Per tale motivo sefarditi e mizrachi sono stati a lungo confusi. Ancora adesso, la parola sefardí indica anche gli ebrei dei paesi del Vicino Oriente, in particolare YemenIraq e Iran. In Grecia gli ospiti furono i Romanioti, di più antiche tradizioni. Ma l'orgoglio sefardita portò i primi a fondersi con i sopravvenuti, che, da parte loro, acquisirono la parlata greco-ebraica yevanic.

La storia degli ebrei a Salonicco ha origine fino dal primo secolo dell'era volgare. La città di Salonicco ospitava, fino alla seconda guerra mondiale, un'importante comunità ebrea di origine sefardita. È l'unico esempio conosciuto nella diaspora ebraica dove una città di tale grandezza ha conservato una maggioranza di popolazione ebraica per più secoli. Arrivati principalmente a seguito dell'espulsione dalla Spagna nel 1492 (Decreto di Alhambra), gli ebrei sono indissolubilmente legati alla storia di Salonicco e l'influsso di questa comunità tanto sul piano culturale quanto su quello economico si è fatto sentire in tutto il mondo sefardita. La comunità ha conosciuto un'età dell'oro nel XVI secolo, seguita da un declino relativo fino alla metà del XIX secolo, epoca in cui ha iniziato un'importante modernizzazione, sia economica che culturale. Essa ha preso un corso tragico in seguito all'applicazione della soluzione finale del regime nazista, che si è tradotto nella eliminazione fisica della stragrande maggioranza dei membri della comunità.

L' Isola di Rodi

Per secoli l'isola di Rodi ebbe un'importante comunità ebraica. Si trattava soprattutto di ebrei che erano stati espulsi dalla Spagna e che parlavano il ladino. Durante la seconda guerra mondiale, fino all'estate del 1943 Rodi rimase sotto il controllo del governo italiano, il quale, pur avendo emanato già nel 1938 le leggi razziali, non mise in pratica nessun atto violento verso la comunità ebraica, che non venne pertanto deportata nonostante le incessanti pressioni tedesche. In seguito alla caduta del governo fascista e all'armistizio stipulato dall'Italia con gli Alleati, le forze naziste occuparono l'isola, procedendo poi nel1944 all'arresto ed alla deportazione gli Ebrei, che ormai non potevano più godere della protezione italiana. Alla fine del conflitto, fra i pochi superstiti allo sterminio nei lager, solo alcuni decisero di far ritorno nell'isola. Essi aprirono in memoria, un importante museo chiamato il "Museo degli Ebrei di Rodi".Il più importante tra i superstiti fu Samuele Modiano (Detto "Sami").




Le colonie delle repubbliche marinare in Oriente[modifica]

La Repubblica di Genova e la Repubblica di Venezia, ai tempi delle crociate, crearono numerose ed importanti colonie nei territori bizantini. Anche la Repubblica di Pisa, il Ducato di Amalfi, la Repubblica di Ancona[2], il Ducato di Gaeta ebbero colonie commerciali a Costantinopoli e in altri porti dell'Impero d'Oriente. Oltre quelle delle repubbliche marinare, vanno ricordate le colonie del Regno di NapoliGenova e la Venezia crearono a Costantinopoli popolosi "quartieri" di circa 60.000 abitanti, ma già nel 1182 furono oggetto di un massacro, da parte dei bizantini[3]. La presenza "latina", peraltro, si reintegrò dopo la Quarta crociata (1204), "sponsorizzata" dai veneziani, che portò alla conquista cattolica di Costantinopoli.Vi erano colonie genovesi in Anatolia (Smirne, Trebisonda e altre), nell'Egeo (Chios, Mitilene e altre), in PalestinaLibano (Acri) e a Costantinopoli (Pera, Galata), come pure colonie veneziane a CretaRodiCipro e Negroponte.

A Costantinopoli esistevano il "quartiere" genovese, veneziano, pisano ed amalfitano, situati difronte a Pera
« Alle "colonie" genovesi e veneziane distribuite nelle principali città greche e dell'Asia Minore, ma anche in altre parti dell'Impero d'Oriente, costituite da mercanti, artigiani e banchieri, facevano riscontro... l'esistenza di quartieri o anche solo di strade che i mercanti delle due repubbliche marinare avevano ottenuto come feudi nei principali centri commerciali dell' Impero ottomano. I più noti di tali gruppi sono quelli nell'Egeo, a Salonicco, a Chio, a Creta e, in Asia Minore, a Costantinopoli e a Smirne, per i quali già a fine ottocento si distingueva fra un nucleo immigrato di recente e quello "indigeno o storico", discendente dagli insediamenti genovesi e veneziani dell'epoca delle repubbliche marinare. L'importante comunità genovese e veneziana, che risiedeva dal XIV secolo a Istanbul nel quartiere di Galata, sarebbe stata ben riconoscibile agli occhi dei visitatori ancora alla fine del seicento. A questi gruppi andava sommato il contingente degli ebrei sefarditi giunti da Livorno nel Settecento, i francos, spesso sotto la protezione dei consoli francesi.[4] »


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Sefarad Trio



Dal Concerto di Sukkot-Napoli Vomero Notte 2012



בית ספרד

11 nov 2012

Bruch o Baruch come Bach o Baruch


Max Bruch (Colonia6 gennaio 1838 – Friedenau2 ottobre 1920

è stato un compositore e direttore d'orchestra tedesco. Studiò con Carl ReineckeFerdinand Breuning e Ferdinand Hiller. Fu un celebre direttore d'orchestra e compì numerose tournées negli Stati Uniti e in Russia. Fu direttore stabile a Coblenza dal 1865 al 1867, a Berlino dal 1878 al 1880, a Liverpool dal 1880 al 1883, a Breslavia dal 1883 al 1890. Dal 1890 al 1911 ottenne la cattedra di composizione presso l'Accademia di Berlino ed ebbe tra i suoi allievi Ottorino Respighi. Mentre la sua produzione strumentale ebbe un successo grandissimo, non altrettanta fortuna ebbero i suoi lavori teatrali. Fu un esponente del tardo romanticismo musicale tedesco all'interno del quale manifestò tendenze conservatrici. Si tenne lontano dalle nuove esperienze di Franz LisztRichard Wagner e Johannes Brahms per rifarsi piuttosto ai modelli mendelssonhiani che molto amava. La sua fama è oggi legata al famoso Concerto per violino e orchestra op. 26 che scrisse trentenne e alle variazioni Kol Nidrei per violoncello e orchestra, ispirate a melodie ebraiche risalenti al VII-VIII secolo.

Max Bruch 1° tempo, concerto in Sol minore 




Violinista Yael Amato



Yael Angela Amato 
Carmela Fiorile 



Ensemble Musicale Sirenide
presso Pacognano-Moiano di Vico Equense


בית ספרד

3 nov 2012

Rabbi Leone da Modena: Ebrei Sefarditi Iberici-una cosa la Religione una cosa l'Osservanza

בית ספרד

Historia de' Riti Hebraici- Rabbi Leone da Modena




I Riti degli Ebrei Sefarditi Iberici indicano una propensione all'osservanza che si distingue dall'essere religiosi. Rabbi Leone da Modena scritto sull' Historia de' Riti Hebraici, indica come l'osservanza piu' alta consiste nell'acquisizione di un sistema prima di tutto logico, ma anche molto semplice, cosa che garantiva a ogni Ebreo Sefardita Ispanico di seguire i precetti. Tipicamente scientifica, la mentalita' dei Sefarditi Iberici porta con se' l'insegnamento di grandi Maestri che sapevano legiferare ed interpretare il significato del vivere una vita Ebraica per tutti con la piu' profonda osservanza, non meccanica ma sempre viva. E' proprio da scritti come questo che riusciamo a capire che il vero equilibrio vitale nell'uomo sta nel trovare la giusta via tra il modo pratico ed i sentimenti in esso contenuti. Un'osservanza così semplificata fino alla linearita', nasconde oltremodo un sentimento profondo di non eccedere nelle tradizioni ma di osservarle nel loro stato originale senza una eccessiva interpretazione. Nella vita cio' che e' semplice lontano dalla mano dell'uomo, e' certamente piu' vicino al Signore. Era questa l'Osservanza dei Sefarditi Ispanici, che li ha resi apparentemente poco religiosi, questo perche' il loro fine era di rimanere piu' osservanti.

Sabado 3 de Noviembre de 2012 - 18 Cheshvan 5773 -20.30 hr                                                                                                 






Leone da Modena , anche Leon Modena o in ebraico traslitt.Yehudah Aryeh Mi-modena (in ebraico: יהודה אריה ממודנה ) (Venezia1571 – 1648) era uno studioso ebreo discendente da nota famiglia francese, che era emigrata in Italia dopo l'espulsione degli ebrei dalla Francia.


Rabbino e scrittore, di famiglia ebraica ferrarese, trasferitasi a Venezia per il terremoto del 1570, Leone da Modena fu ricondotto a Ferrara dove fu un fanciullo prodigio, lettore in sinagoga di brani profetici dall'età di due anni e mezzo. Benché insegnasse a Ferrara e altrove, restò sempre particolarmente legato a Venezia, dove trascorse la maggior parte della sua vita. Ebbe vita burrascosa condizionata dai debiti come appare dalla sua autobiografia Chaye Jehuda. Studiò e presentò l'ebraismo con obiettività e con senso storico, precorrendo di due secoli i fautori della “scienza del giudaismo”. Tra le sue opere: Scudo e targa, in ebraico, confutazione di una serie di argomenti contro la tradizione rabbinica sollevata da Uriel Acosta; Historia de' riti hebraici, esposizione del modo di pensare e di vivere degli Ebrei, per informare uno studioso cristiano, e numerosi epitaffi.

20 ott 2012

Ebrei nel Sud Italia: una storia ancora da scrivere


Corriere della Sera-Blog
Ebrei nel Sud Italia: una storia ancora da scrivere
Dal blog La nostra storia di Dino Messina
16/05/2008

Ebrei nel Sud Italia: una storia ancora da scrivere

Scritto da: Dino Messina alle 12:52

Dal dottor Francesco Pizzo
manager e cultore di storia, che dalla nascita di questo blog ci offre commenti sempre sapidi, riceviamo un interessante contributo alla storia degli ebrei nell'Italia del Sud  che volentieri pubblichiamo. 


Qualche anno fa Tullia Zevi, presidente delle comunità ebraiche italiane, affermò che la storia di quelle  nel meridione non era stata ancora  scritta. Aggiungiamo che presenta anche qualche mistero. Gli ebrei in Lucania sono stati presenti come documentato dalla sinagoga e dalle tombe di Venosa e Acerenza,  sulla direzione della via Appia da ovest a est. Ma comunità furono anche nell’alta val d’Agri, nella città romana di Grumentum e a Montemurro - come accertato dal Centro studi federiciano (centrostudifederici.org)  attraverso il ritrovamento di una stele a Grumentum con iscrizione in ebraico “Mosè, figlio di Emanuel” -  in generale fino al dominio aragonese nel Regno di Napoli nel 1503, allorché Ferdinando III  divenne anche re di Napoli.

Ferdinando “il cattolico” procedette anche nel regno napoletano all’espulsione degli ebrei, come  già in Aragona ed in Castiglia; alle comunità israelite del sud Italia che raggiungevano le 90.000 anime -  secondo lo storico Francesco Renda -  toccò la diaspora o il ridursi a “marrani” o praticare forme di “criptogiudaismo”, al pari dei 90.000 ebrei che il re Giovanni II accettò di stanziare in Portogallo. Agli inizi degli Anni ’90 dello scorso secolo sono stati rintracciati nel nord del Portogallo i discendenti di quei marrani, i quali nelle festività ebraiche ancora  praticavano, di nascosto, i riti della tradizione…







Il mistero dell’ebraismo in Val d’Agri, cui si accennava all’inizio:  Viggiano, paesino di montagna (media 1000 metri s.m.) dove si rifugiarono anche i profughi di Grumentum dopo le varie distruzioni per mano di longobardi, saraceni e persecuzioni di aragonesi, è noto per essere stato custode di una tradizione di musicanti e, in special modo, di arpisti. Nessuno è riuscito a spiegare in maniera soddisfacente i motivi di tale abilità con uno strumento,  per di più  costruito in loco, nel cuore di territorio povero, difficile e di tradizioni agro-pastorali.










Anche se in mancanza di prove documentali certe, esistono però indizi di presenza ebraica, anche nel comprensorio del comune lucano: a 1400 metri, in un luogo ideale per sfuggire a persecuzioni, esiste la località “Fontana di Genova”, con una fonte d’acqua, alle pendici del monte Sant’Enoc. Ambedue i toponimi sarebbero facilmente riconducibili alla fonte di Jehoshua e, particolarmente, al profeta biblico Enoc, l’eponimo del ritorno del popolo eletto alla terra promessa. Come escludere che quei fuggiaschi avessero con loro le famose arpe, che potrebbero aver diffuso tra gente che al massimo poteva essere pratica di zufoli di canna. Nella Bibbia, invece, si racconta che la fine dei lavori di costruzione del Tempio venne celebrata tra suoni di cembali e arpeggi…

Ancora una cinquantina di anni fa si panificava nelle case di venerdì e grano e farina erano custoditi in sacchi con colori e righe che richiamavano tessuti rituali ebraici. Per non dire dei cognomi che si rintracciano copiosi sulle lapidi del cimitero del paese…

Francesco Pizzo
Pubblicato il 16.05.08 12:52 | Commenti(0) | Invia il post

בית ספרד

11 ott 2012

בית ספרד

Napoli Vomero Notte-29-settembre 2012
Jue Oct 11 2012 (25 Tishrei, 5773)


The Festival Napoli Vomero Notte on september 29th 2012 has hosted an interesting combination of Arts' Event with a concert performed by the Sefarad Trioand Paintings Exibition of two major artists, Sara Hazan and Walther Linis. "To give a new connotation to a concert presentation in order to bring a new message where ARTS comes from the hands" Sara Hazan. Italy September
2012

   Sefarad Trio & Sara Hazan



The Sefarad Trio with Angela Yael Amato, violin, Gennaro Vanacore, flute and Roberta Paturzo, guitar, has been active in recent performances of Sefardi and Jewish Music in Italy, particularly in the Old Jewish Quarter in Napoli, where a flourished Jewish Community lived up to Inquisition time. The Trio performed the Jewish Music both in June-Festa della Musica e Musequality World Busk and in September-Napoli Vomero Notte, bringing to the audience alongside a musical research also the beautiful melodies of the Ladino Music, a lost tradition which indeed deserves to come to light. A connection was made within Italian and South American Composers such as Mauro Giuliani and Astor Piazzolla, to remember that the Hispanic culture and music has had great influence also on Italian and South American countries. A message of solidarity was launched with the new Musequality Project for schools which raises funds and donations to help children of developing countries to further their musical studies and in support of the Italian Bene' Anusim to return to their original roots.

 Paintings by Sara Hazan


Paintings by Walther Linis



    PROGRAMMA
    Concerto per Sukkot 2012


   Il Caos
   Painting by Sara Hazan and Walther Linis

   Sefardita
   Musica dalla Spagna, Turchia, Marocco, Tunisia
   La Rosa Enflorece, Adyo Kerida

   Ashkenazita
   Musica dalla Germania, Europa Orientale Polonia, Ungheria
   Russia, Ucraina
   Sun Rise - Sun SetHoraHava Naghila

   Filippo Gragnani
   ( Livorno il 3 Settembre 1768 )
   Chitarrista compositore nato a da una famiglia di musicisti e liutai
   Siciliana Dal trio op. 13 per flauto violino e chitarra

   Mauro Giuliani
   ( Bisceglie il 27 Luglio 1781 – 1829)
   Chitarrista, Compositore e violoncellista Italiano
   Fu tra i primi chitarristi e compositori per chitarra
   Lied op. 89,Abschied per voce e chitarra

   Antonio Paliotti
   Valdo's Rag, Valzer e Tango Argentino
   Scott Joplin
   The Entertainer   

   Astor Piazzolla
   (1921- 1992) Musicista Argentino
   ritenuto uno dei migliori virtuosi di bandeoneon.
   Libertango


בית ספרד

6 ott 2012

Gli Anusim: Ebrei per l'Halacha'


Vico Equense-Tramonto

Continuando a parlare di "Anusim", questo gruppo così particolare si considera per la Halacha' un gruppo di Ebrei a tutti gli effetti. Come nella lettera di Rabbi Aron Soloveichik, il quale chiarisce che questi Ebrei discendenti da famiglie scappate alla Inquisizione hanno diritto al ritorno, si discute sempre piu' ampiamente se si possa applicare ad essi un reintegro nella Comunita' attraverso formali Conversioni. In accordo con quanto la Halacha' impone, non e' possibile convertire chi e' Ebreo per cui solo un percorso di ritorno e' da ritenersi corretto per gli Anusim.


Rabbi Barbara Aiello-Sinagoga Ner Tamid del Sud

Sono spesso le correnti Ebraiche piu' ortodosse di tradizione Askenazita che non accettano questa normativa, sebbene la tradizione Sefardita ha sempre applicato questo tipo di ritorno inquanto i Sefardim hanno sempre saputo vivere senza creare barriere e differenze tra loro, per cui ne segue che nella tradizione Sefardita non esiste una corrente Progressiva, Conservativa o Liberale che si contrapponga a quella Ortodossa, ma semplicemente una Tradizione Sefardita di Osservanza con l'accettazione di maggior o minor osservanza, che e' poi in Italia assolutamente la stessa cosa anche nelle Comunita' Ortodosse.



Avendo vissuto per lungo tempo a Londra e conoscendo bene quanto le Comunita' Ortodosse siano attente ad una osservanza minuziosa, posso confrontare e definire l'Ortodossia Italiana, tranne pochissime eccezioni che riguardano l'Ebraismo delle Comunita' Lubavich, una Ortodossia Moderna dove l'osservanza nel Tempio e' rigorosa, ma non nella Comunita' stessa e dove gli scambi sono molto pochi e la vita Comunitaria nella gran parte dei casi quasi non esiste. Non vi e' una netta differenza di osservanza tra questo tipo di Ortodossia e quella delle Comunita' Conservative e Liberali in Italia, che sebbene viste come "non riconosciute" perche' così gli si appone l'etichetta spesso e volentieri senza buoni motivi, invece vivono un Ebraismo molto rigoroso, sia nell'osservanza che nell'educazione ebraica a cui dedicano moltissimi sforzi, proprio perche' consapevoli di quanto sia importante la trasmissione dell'educazione da una generazione all'altra. Non e' comprensibile quindi come si possa accettare oggi giorno una simile separazione se di fatto in Italia non esiste. Forse l'unico punto che veramente non e' in comune e' che nell'Ebraismo Conservative e Liberale si accetta che le donne studino  in egual maniera con uguale responsabilita' degli uomini e che salgano sulla Tevah, e che svolgano anche ruoli di Rabbino. Del resto e' anche vero che ultimamente proprio da Israele arriva una scia di modernita' dove proprio i Rabbini donna iniziano ad essere accettati. C'e' quindi da chiedersi se l'Italia sia al passo con Israele, o se questa prerogativa nasconda una semplice volonta' di NON inclusivismo e pluralismo che comunque non e' al passo con la visione piu' aperta che stesso lo Stato di Israele ha iniziato a promuovere.


Naturalmente le differenze ci sono, e comunque ogni gruppo continua a portare avanti visioni separate, sebbene oggi una possibilita' di esempio di Modernita' nell'Ebraismo potrebbe proprio essere il "vecchio" modello Sefardico. Bisogna pero' sottolineare che non tutti i Sefardim avevano questa visione aperta, ad esempio i Sefardim di paesi Africani tutt' ora non hanno una visione così aperta, mentre erano e sono gli Ispanici, ossia Spagnoli e Portoghesi, che hanno da sempre posseduto questa identita' di appartenenza tipicamente Sefardita che faccia prevalere l'unita' Ebraica rispetto alle differenze. Gli Anusim essendo Sefarditi, secondo le Comunita' Sefardite a cui fanno ritorno ed a cui appartengono sebbene nella Diaspora, rimangono Ebrei in ogni caso. E' questo un esempio di "Antica-Modernita'" che oggi sarebbe una immagine positiva di Ebraismo nel mondo. Oggi sempre piu' i gruppi Ebraici si trovano davanti ad azioni di chiaro antisemitismo, ma i motivi di questo sono anche dovuti alla divisione stessa del popolo Ebraico che invece di essere unito nelle sue differenze troppo spesso preme per far prevalere una tradizione piuttosto che un'altra. La cosa genera necessariamente una divisione interna che certamente porta una immagine negativa dell'Ebraismo stesso. Purtroppo la realta' attuale dei fatti e' che gli Ebrei stessi essendo divisi, non collaborano tra di loro, per cui non e' possibile avere una voce forte che li rappresenti nel mondo e di conseguenza sempre piu' spesso maggioranze che non certamente agiscono per il loro bene, decidono cosa sara' il loro destino, il destino del Popolo Ebraico. Pero' un movimento nuovo certamente dovra' nascere, dove chi agisce con forza dovra' necessariamente lasciar posto ad una visione piu' Democratica, che vada al passo con i tempi: oggi e' il Mondo stesso che chiede maggiore chiarezza, che non vuole piu' accettare imposizioni, ma vuole essere parte partecipe nella vita di ogni giorno, dove l'amicizia prevale sull'ostilita', dove le diversita' vengono coese da meccanismi di rispetto reciproco. In questo ambito e solo verso questo cammino si potra' intraprendere una strada nuova dove chi ne beneficera' saranno proprio gli Ebrei, perche' se si ottiene tolleranza ed accettazione reciproca, eliminando tutti i meccanismi ostili di intolleranza ed imposizione, certamente si arriverebbe ad una svolta. Il mondo si deve trasformare in un luogo piu' civile, appunto dove gli Ebrei vengano rispettati, certo, ma come tutti eguali, e dove essendo uno dei precetti fondamentali dell'Ebraismo "ama il prossimo tuo come te stesso", proprio il prossimo venga considerato. 

Troppo spesso la politica ha preso il posto dei veri precetti e le mizvoth da seguire. Iniziamo veramente a seguirle, ma con il cuore non meccanicamente, tenendo presente anche chi ci sta accanto. Le prime discriminazioni sono quelle interne, e spesso sono molto evidenti. Articoli dove si scriva che un movimento non e' riconosciuto dall' UCEI indica una chiarissima discriminazione, che oggi giorno non solo non e' piu' ammissibile, ma ancor piu' non da' una bella immagine degli Ebrei all'esterno, senza contare che UCEI ovviamente nasce dopo molte delle realta' Progressiste Francesi, dove molti Ebrei anche Italiani facenti parte delle Comunita' Liberali sono affiliati. E' inutile scrivere che non si riconosce qualcosa che e' nato prima, perche' veramente indica solo un chiaro intento di NON inclusivismo e politico di mettere da parte un Movimento addirittura precedente.

In Italia anche il Movimento Ortodosso e' molto diviso, non esiste una vera unita' all'interno dell'UCEI perche' lo stesso meccanismo che esiste al di fuori si riversa all'interno e spesso chi prevale non e' nemmeno la maggioranza. Sarebbe molto piu' semplice, almeno al Sud, essendo le emergenti Comunita' di origine Sefardita, portare questa tradizione, che anche nell'Ortodossia ha saputo nei secoli mantenere la sua unita' salda ed indelebile.



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